mercoledì, 30 gennaio 2008
EggMan-1-792027

Negli ultimi due anni Berlusconi ed i media hanno posto le basi per quella che pensavano sarebbe stata la più facile delle vittorie elettorali.

Per due anni ci hanno ripetuto ossessivamente che l’Italia è un paese in declino dove tutto va male mentre il Financial Times (non Paperino Mese) il 23 gennaio 2008 scriveva “malgrado l'incubo aritmetico al senato, il governo Prodi si è comportato in maniera sorprendentemente buona durante i suoi 20 mesi. L'evasione fiscale è stata drasticamente ridotta, e un deficit di bilancio pari al 4,4% del pil lasciatogli dal precedente governo Berlusconi è stato tagliato a circa il 2%. Il trend ascendente del debito pubblico è stato invertito. Benché la crescita sia stata fiacca, la disoccupazione è al livello più basso degli ultimi 15 anni, sotto l'8%. Benché Berlusconi abbia portato un benvenuto grado di stabilità restando in carica per l'intera legislatura, quello è stato l'unico risultato conseguito. Il suo governo non riuscì a realizzare alcuna rilevante riforma economica e permise alle finanze pubbliche di deteriorarsi gravemente. La sua agenda fu dominata dai suoi interessi personali e sfruttò il controllo del suo impero mediatico. Il suo comportamento erratico gli alienò la maggior parte dei partner europei".

Il piano era semplice: costruire un’immagine falsa di Prodi, far cadere il governo sfruttando qualche voltagabbana (Mastella docet), andare ad elezioni e vincerle ma invece..

Invece Napolitano oggi conferirà l’incarico di formare un governo per le riforme a Marini e questo romperà tutte le uova nel paniere berlusconiano.

Non si andrà, infatti, al voto immediato e quindi entro giugno si dovrà fare la legge elettorale altrimenti ci sarà il referendum e gli italiani se la faranno da soli. Questo primo fatto comporterà che Berlusconi dovrà accordarsi col PD (avendone un sicuro tracollo di voti) oppure sarà tacciato di ostruzionismo e ne avrà un sicuro tracollo di voti.

In secondo luogo una riforma elettorale comporterà per Mastella la necessità di imbucarsi in qualche partito, ovvero UDC o Forza Italia, ed il partito in questione ne avrà un sicurissimo tracollo di voti in quanto Mastella è attualmente e giustamente visto peggio di un appestato.

Anche questo secondo fatto, dunque, rafforza il PD.

La riforma elettorale, inoltre, costringerà in pochi mesi i partitini della sinistra ad aggregarsi, pena l’eclissi, e la fine delle loro beghe da osteria ne comporterà un sicuro rafforzamento.

Marini, inoltre, formando un governo per le riforme, che nessuno potrà ostacolare senza pagarne enormi conseguenze in termini di consenso, migliorerà enormemente l’immagine del centro sinistra per cui quella maggioranza del 52-56% che ora sosterrebbe il centrodestra diminuirà velocemente nei prossimi mesi.

In sostanza il caro Silvio non accettando di riformare immediatamente la legge elettorale senza andare ad elezioni immediate con quella legge che approvò definendola “una legge porcata” ha dimenticato un vecchio detto della tradizione popolare: chi troppo vuole nulla stringe.

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categoria:politica, elezioni, crisi, attualità, berlusconi, prodi, governo, marini
venerdì, 25 gennaio 2008
Vorrei capire gli italiani.
Tutti si lamentano degli stipendi, delle tasse e delle spese ma pensate davvero che un Governo possa fare qualcosa?
Pensate davvero che sia il Governo della Repubblica a poter innalzare gli stipendi? Ah si, voi pensate che si possano abbassare le tasse.. poi però le prestazioni sanitarie costeranno il doppio!
E' paradossale tutto ciò che vedo e sono felicissimo che presto gli italiani riavranno il loro amatissimo Silvio.
Non vedo l'ora di vedere cosa si dirà quando San Silvio non vi salverà e vi lascerà nel vostro inferno.
L'economia non si fa con le chiacchiere nè con le strampalate teorie su salari e prezzi.
L'unica soluzione possibile per arginare l'impoverimento corrente sarebbe una nuova "scala mobile" oppure un controllo rigidissimo sulle dinamiche dei prezzi ma... pensate che un governo liberista approverà mai una cosa simile?
Vi godrete Berlusconi ed io mi godrò le vostre facce! Auguri!
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venerdì, 25 gennaio 2008
pausa E' un giorno triste per la politica e coincide con un momento di transizione per la mia vita. Per questo mi prenderò una pausa dal blog anche perchè un ritorno di Belzebù mi darò moltissimo di che scrivere di quì a qualche mese. Sono profondamente schifato dalla politica italiana.
Grazie Professore, ammirerò sempre il tuo rigore morale, il tuo rispetto delle leggi e del Paese. Grazie.
postato da: bastaparole alle ore 09:00 | Permalink | commenti
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mercoledì, 23 gennaio 2008

Cari amici,

da alcuni mesi con questo blog ho cercato di lanciare messaggi, di risvegliare coscienze e provare a cambiare la paradossale realtà che ci circonda.

Molti di voi mi hanno commentato, alcuni scritto con approvazione ed alcuni insultato ma sono felice, comunque, di aver suscitato la voglia di rispondermi. La cassa di risonanza virtuale è stata, purtroppo, poca e vorrei porre in essere delle iniziative che consentano un salto di qualità importante.

Per farlo, però, ho bisogno di voi e del vostro aiuto.

Ciò che vorrei fare è creare un sito web che consenta a tutti di discutere e confrontarsi e da cui scaricare ogni giorno in maniera gratuita un foglio di notizie che cercheremo anche di diffondere attraverso le edicole ad un prezzo simbolico 10-15 cent in modo da raggiungere il maggior numero possibile di persone. Questo foglio (2-4 pagine) non sarà un miniquotidiano ma uno spazio per raccontare le notizie in maniera del tutto nuova e chiamando le cose con il loro nome.

Per fare tutto ciò ho bisogno di trovare persone che vogliano collaborare con me e soprattutto di credere che è possibile cambiare questa Italia perché l’Italia siamo noi.

Per aderire scrivetemi all’indirizzo passiamoaifatti@libero.it. Vi aspetto.

Alessandro

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categoria:politica, appello, attualità
mercoledì, 23 gennaio 2008
Cesare_BeccariaNel 1764, 244 anni fa, Cesare Beccaria scriveva che le pene dovrebbero avere un fine rieducativo ed essere commisurate al delitto commesso.

Nell’Italia attuale, però, non esiste nessuna corrispondenza tra delitto commesso e pena inflitta.

Chi si macchia di reati finanziari, come rubare milioni di euro costringendo alla miseria migliaia di persone (vedi Tanzi e la Parmalat), chi commette una strage guidando sotto l’effetto di alcolici o droghe (vedi Ahmetovic che ha investito ed ucciso 4 ragazzi vicino Ascoli Piceno ed ora vende jeans con il suo marchio) oppure chi si associa alla mafia non sconta alcuna pena.

Eppure in Italia c’è chi le pene le sconta in modo drammatico ed immediato: sono le persone comuni.

A Latina, l’anno scorso, un commerciante incensurato, sposato e con figli assume una commessa ma questa, dopo alcuni giorni di lavoro, sparisce.

Passano alcune settimane ed il commerciante in questione riceve la visita dei Carabinieri che gli contestano l’accusa di “violenza sessuale”. La ragazza in questione, infatti, aveva presentato denuncia contro di lui per “aver tentato di baciarla senza riuscirci”. Secondo la ragazza l’imprenditore le si sarebbe avvicinato ed avrebbe tentato di baciarla al che lei l’avrebbe respinto e si sarebbe allontanata.

Quest’uomo per un “tentativo di bacio non riuscito” rischia tra i 5 ed i 10 anni di carcere e di perdere sua moglie mentre di sicuro la gogna mediatica distruggerà la sua attività imprenditoriale.

E’ incredibile pensare che la parola di una ragazza, senza alcuna prova e testimonianza a supporto, possa distruggere la vita di un uomo onesto e comune mentre omicidi, furti e collusioni mafiose non hanno rilevanza penale per individui dalla dubbia moralità.

Quasi 250 anni sono trascorsi ma non c’è ancora commisurazione tra delitto e pena ma solo una grottesca vessazione dei giusti ed una indegna glorificazione dell’immoralità.

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categoria:mafia, giustizia, pene, violenza, delitti, attualità, latina, bacio, strage, sessuale, beccaria, finanziari
martedì, 22 gennaio 2008
bulowE’ morto oggi Arrigo Boldrini meglio conosciuto come Comandante Bulow. Quest’uomo è stato un partigiano di valore immenso che combatté tedeschi e repubblichini con spregio della propria incolumità e della propria vita.

Al comando della 28/a Brigata Partigiana Garibaldi, insieme all’Ottava Armata Americana, il 4 dicembre 1944 liberò Ravenna e per il suo coraggio e per la sua straordinaria abilità militare (frutto di studi ed abilità, non svolse alcun servizio militare prima di cimentarsi nella guerra partigiana) gli fu conferita la medaglia d’oro al valore militare dal Generale Richard McCreery, comandante dell’Ottava Armata.

Fu membro onorevole della Assemblea Costituente, parlamentare e senatore onorando in ogni sede ed in ogni modo quella Repubblica per cui aveva combattuto.

Della sua lotta di Resistenza, mentre era Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, disse che fu “per chi c’era, per chi non c’era e per chi era contro”. Questo messaggio serve a statuire la grandezza di un uomo che comprese, come pochi, che la lotta di Resistenza si fece anche per quei repubblichini che combattevano perché l’Italia era, è e sarà sempre una e di tutti gli Italiani.

Onesto, fiero ed integerrimo è un eroe vero, senza macchia.

In questa “notte della Repubblica” è triste perdere un vero eroe italiano ma il suo ricordo rimarrà per sempre nella mente e nel cuore di chi ama questo Paese.

Onore a te Comandante Bulow.

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lunedì, 21 gennaio 2008
mastellaIn queste ore l’inquisito Mastella con un colpo di teatro annuncia che farà mancare il suo appoggio al governo che quindi, presumibilmente, cadrà. Si tratta di un comportamento ricattatorio, pretestuoso e vergognoso che dovrebbe far riflettere su questo personaggio che da anni imperversa nel panorama politico italiano come un cancro.

Nessuno dovrebbe allearsi o sostenere questo indegno residuo della Democrazia Cristiana che come una reietta cozza cerca ora un nuovo appiglio al quale saldarsi.

Ma perchè Mastella si dimette? E' presto detto. Con il referendum elettorale o qualsiasi bozza di legge elettorale in discussione l'Udeur rimarrebbe fuori dal Parlamento. L'unico modo che Mastella ha di rimanere attaccato al suo seggio e continuare a fare il suo comodo è quello che si voti subito, con l'attuale orrenda legge elettorale (il "porcellum"). Le inchieste sono un valido pretesto ma la ragione è che Clemente Mastella vuole garantirsi altri anni di potere per lui e per la sua famiglia (di cui le intercettazioni offrono uno spaccato eloquente: "Allora, per quanto mi riguarda, lui è un uomo morto" - Sandra Lonardo Mastella).

Da elettore del centro-sinistra mi sento responsabile del fatto che a questa autentica vergogna italiana si sia permesso di far parte del governo ed ancor più del fatto che si sia affidato a costui un ministero, quello di Grazia e Giustizia, di cui si è dimostrato indegno.

Personalmente non voterò né sosterrò chi si alleerà con Mastella ed in ogni modo ed in ogni sede mi batterò affinché questo personaggio venga posto ai margini di quella scena politica che ha ingiustamente ed indegnamente calcato per troppi anni.

Mastella è l’emblema di un’Italia che può e deve finire. Ora.

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domenica, 20 gennaio 2008
voto

Da mesi le forze politiche si azzuffano col pretesto di trovare la legge elettorale “più giusta per il paese” ma tutti noi sappiamo che il loro unico interesse è trovare la legge elettorale che “garantisca loro la rielezione”.

Trovo incredibilmente vergognoso che queste centinaia di persone profumatamente pagate da tutti noi abbiano come loro unico interesse quello di garantirsi la propria poltrona ed il proprio futuro.

Nessuno, assolutamente nessuno, si è preoccupato, si preoccupa e, probabilmente, si preoccuperà di fare i nostri interessi dando all’Italia una legge elettorale che consenta ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti in maniera giusta, efficiente e duratura.

Provo rabbia, sdegno e repulsione verso partiti come l’Udeur (o Mastellur che dir si voglia) che si preoccupano unicamente di poter rimanere a fare il proprio porco comodo in Parlamento quando, e gradirei che qualcuno mi smentisse, non vedo per quale assurda ragione un partito che su base nazionale prende un pugno di voti e che rappresenta solo la popolazione dei dintorni di Ceppaloni debba fare la voce grossa! Ma ci rendiamo conto che stiamo sforando nella commedia? Nemmeno Vanzina con i suoi orridi cine-panettoni ha mai partorito una aberrazione come il fatto che i destini del Governo e della legge elettorale debbano essere legati agli umori dei rappresentanti eletti dalla popolazione ceppalonica!

Provo rabbia, sdegno e repulsione verso partiti personali come Forza Italia che subordinano la propria approvazione di una legge elettorale equa a questa o quella condizione (prima l’abolizione del decreto Gentiloni, poi nuove elezioni, l’indicazione del candidato premier e magari, in futuro, la beatificazione del caro Silvio da Arcore).

Provo rabbia, sdegno e repulsione verso il Partito Democratico che è ancora poco più che un nome ma che al suo interno ha già mille voci che fanno gazzarra e mille imbecilli che si azzuffano. Caro Veltroni, cosa diavolo aspetti a buttare fuori a calci tutti quelli che invece di allinearsi alla linea comune fanno gazzarra per “pararsi il culo”?

La morale della favola è la solita morale italiana, ciascuno pensa unicamente ai propri interessi e nessuno al bene comune.

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categoria:italia, politica, elettorale, voto, berlusconi, legge, veltroni, pd , democratico
giovedì, 17 gennaio 2008
soldiQuando un italiano sente pronunciare la parola “tassa” ha immediatamente un attacco di panico, ansia, orticaria, dissenteria e colite spastica. Agli italiani le tasse fanno più paura della morte tanto è vero che nessuno teme il cancro che certamente attende chi fuma ma tutti temono l’arrivo di una cartella esattoriale che forse non arriverà.

Questo sacro terrore verso le tasse è figlio della storia italica e della percezione diffusa che lo Stato sia altro da noi. Le imposte, per moltissime persone, sono il modo con cui lo Stato “ci ruba” parte dei soldi che abbiamo legittimamente guadagnato e sono percepite, pertanto, come un vero e proprio furto, come un assurdo ed ingiusto sopruso.

Le tasse, invece, sono il nostro contributo alla società, il modo con cui paghiamo la nostra convivenza civile ed i servizi che da essa derivano. Pagare le tasse è giusto e dovuto.

Vi sono paesi, come quelli del nord Europa, in cui le tasse sono più alte delle nostre ma in cui nessuno le contesta o percepisce come qualcosa di ingiusto perché esse sono un modo economico di comprare i servizi che costerebbero di più se acquistati privatamente.

Il presupposto delle tasse è infatti il risparmio che si dovrebbe ottenere dalla gestione collettiva di determinati servizi. Pochi cittadini che decidono di asfaltare la propria strada spenderebbero una cifra sicuramente maggiore di quella che spenderebbe un’impresa pubblica che esegua centinaia di operazioni simili (economia di scala). Il problema è che in Italia da decenni i servizi pubblici hanno perso il vantaggio di offrire economie di scala e costano addirittura di più dei servizi acquistati privatamente.

E’ paradossale notare come, ad esempio, possa costare meno viaggiare con una compagnia aerea privata piuttosto che con quella pubblica (ancora per poco) ovvero Alitalia.

Il problema, dunque, è che lo Stato non è più in grado di garantire una rispondenza proporzionale tra tasse pagate e servizi offerti ma ciò non dipende dall’iniquità delle tasse ma piuttosto dalla deriva della macchina dello Stato.

Il nostro apparato pubblico è cresciuto enormemente a causa del perverso amore degli italiani per i posti di lavoro statali che vengono preferiti anche se pagati meno che quelli privati. Questo fenomeno prettamente italiano ha portato la pubblica amministrazione ad una crescita tanto perversa quanto inutile che mangia le risorse dello Stato senza che queste possano produrre i necessari servizi.

Per pagare meno tasse, quindi, non è necessario tagliarle perché questo comporterebbe un tagli più che proporzionale dei servizi mentre è necessario ed auspicabile che venga snellita e tagliata la Pubblica Amministrazione.

Riuscite, però, ad immaginare cosa accadrebbe se si comunicasse ai maniaci del “posto fisso” che quel posto lo perderanno? Se per un aumento di stipendio si subiscono blocchi stradali e per l’emergenza rifiuti si rischia la guerra civile non oso immaginare cosa accadrebbe se si dovesse licenziare parte dell’inutile personale della pubblica amministrazione.

Pagare le tasse è giusto, pagare per dei servizi che non abbiamo e pagare migliaia di inutili dipendenti pubblici non lo è.

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categoria:politica, amministrazione, servizi, pubblica, tasse
mercoledì, 16 gennaio 2008
volpeI politici italiani rispettano la magistratura, la sostengono e la esaltano solo quando gli fa comodo ovvero quando condanna i propri avversari politici. Ogni qual volta, invece, condanna o anche solo indaga i propri alleati allora è corrotta, deviata e di parte.

Evidentemente gli uomini politici italiani non conoscono la favola della “volpe e l’uva” o non posseggono il benché minimo rispetto per quelle istituzioni di cui fanno parte.

Una volpe, dopo aver sognato di raggiungere un grappolo d’uva, si sveglia accorgendosi che quel grappolo esiste davvero. L'animale affamato tenta con grandi balzi di staccare il grappolo ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, esclama: "non è ancora matura!". Morale: è facile disprezzare ciò che non si può ottenere. Esopo

La magistratura e l’amministrazione della giustizia consistono nell’affermazione di un principio e di una ragione a danno di un altro principio e di un’altra ragione. Quando si è coinvolti in una contesa, volontariamente o involontariamente, si deve sostenere la bontà delle proprie ragioni ma nutrendo il massimo rispetto nei confronti di chi giudica perché il giudice e la magistratura rappresentano lo Stato, la nazione.

Questo basilare rispetto che si dovrebbe alle istituzioni tutte, ed alla magistratura in particolare, non implica il fatto che si debba condividere una pronuncia a priori ma il cittadino rispettoso ed onesto ha ben 3 gradi di giudizio per far valere le proprie ragioni e solo in caso non vi riuscisse potrebbe credibilmente avanzare delle rimostranze.

In questo paese, invece, tutti rifiutano le proprie colpe ancor prima di conoscerle e contro ogni evidenza. Un comportamento similmente barbaro non è mai condivisibile ma almeno comprensibile da parte di coloro che non hanno rispetto per le istituzioni ma non lo è da parte di chi fa parte delle istituzioni.

Il ministro Mastella ha fatto benissimo a presentare le proprie dimissioni perché in qualsiasi Stato civile non è ammissibile che la moglie del Ministro della Giustizia sia condannata agli arresti domiciliari ed altrettanto bene farebbe il Presidente del Consiglio ad accettare le dimissioni come un atto dovuto di rispetto verso il popolo italiano.

Il buon Mastella, tuttavia, non ha perso occasione per dimostrare una mancanza di rispetto verso le istituzioni affermando di essere stato fatto bersaglio di indagini ed intercettazioni pressanti. Il ministro, infatti, omette di specificare che nulla avrebbe da temere qualora nulla di indebito abbia compiuto. Ha da temere chi ha la coscienza sporca o nasconde degli scheletri nell’armadio mentre il giusto accetta con tranquillità qualsivoglia indagine della magistratura perché è conscio della propria onestà e buona fede.

Attaccare la magistratura e la giustizia ogni qual volta questa condanna o indaga chi non ci aggrada è segno di malafede, irrispettosità e mancanza di quel buon senso che Esopo tenta di insegnarci da 2600 anni.

postato da: bastaparole alle ore 15:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, giustizia, rispetto, ministro, mastella, casta